Oggi che l’Europa è attraversata da tensioni interne, da spinte sovraniste e da crisi che mettono alla prova il suo spirito unitario, vale la pena tornare alle parole di chi, come Luigi Einaudi, l’aveva sognata prima ancora che esistesse. Un sogno lucido e rigoroso, fatto non di proclami ma di progettualità concreta.
Per Einaudi, il tempo dell’Europa unita è il tempo della libertà condivisa. Un’Europa in cui non ci si limita a convivere, ma si costruisce insieme: non per annullare le differenze, ma per superare i nazionalismi, evitare nuovi conflitti e affrontare le sfide comuni con una sola voce.
Nel 1954, in piena Guerra Fredda, nella nota Sul tempo della ratifica della C.E.D, Einaudi scriveva parole che sembrano rivolte anche a noi: “Gli Stati esistenti sono polvere senza sostanza. Nessuno di essi è in grado di sopportare il costo di una difesa autonoma. Solo l’unione può farli durare. Il problema non è fra l’indipendenza e l’unione; è fra l’esistere uniti e lo scomparire.”.
Una visione forte e radicale. L’Europa non è un’alleanza tra governi, ma un patto tra popoli. Solo se gli Stati sono pronti a rinunciare a una parte della propria sovranità, si può costruire un’Europa capace di garantire pace, giustizia e benessere. Una federazione, non una semplice confederazione. Una comunità che si fonda su leggi comuni, istituzioni forti, e soprattutto valori condivisi: libertà, democrazia, dignità della persona.
Einaudi fu tra i primi a indicare la necessità di un’autorità sovranazionale dotata di veri poteri: giurisdizionali, politici, economici. Era una visione pionieristica, che anticipava le discussioni attuali sull’Europa della difesa, della fiscalità comune, della gestione unitaria delle crisi.
Ed è qui che il pensiero einaudiano incontra i grandi nodi del presente: la risposta europea alle guerre alle porte del continente, alle guerre economiche, alle crisi energetiche, alle ondate migratorie, alla necessità di una transizione ecologica ed economica sostenibile. Tutte sfide che nessuno Stato può affrontare da solo. Non a caso, i momenti più alti dell’Unione – come la nascita dell’euro o il piano Next Generation EU – sono stati quelli in cui si è scelto di agire insieme.
Per Einaudi, rinunciare a un pezzetto della propria sovranità non è una sconfitta, ma un atto di maturità politica. Significa rafforzarsi insieme. Costruire una casa comune dove i cittadini, prima ancora dei governi, si sentano protagonisti. Un’Europa che non sia solo un progetto istituzionale, ma anche sociale, culturale, economico.
E proprio sull’economia si concentra la prossima parola chiave del nostro viaggio: perché per Einaudi, l’Europa non può esistere senza una solida base economica, equa e condivisa.
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