Nella crisi dei sovranismi, la lezione einaudiana dei diritti
La crescita dei sovranismi e il ritorno della politica della forza riportano al centro una domanda fondamentale: come si difendono davvero i diritti? Per Luigi Einaudi la risposta non passa attraverso l’autorità dello Stato, ma attraverso istituzioni solide, regole condivise e cittadini consapevoli, capaci di trasformare la libertà in responsabilità.
I diritti tutelati dall’ordinamento europeo non sono un semplice effetto collaterale del mercato unico. Alla loro origine vi è l’idea, tutt’altro che scontata, che libertà economica e diritti fondamentali non siano in conflitto, ma debbano convivere entro un sistema di responsabilità e di regole condivise. Il mercato non è un fine, bensì uno strumento: può funzionare e produrre benessere solo se inserito in un quadro di garanzie capace di proteggere la dignità della persona, l’uguaglianza, la libertà e la solidarietà. È per questa ragione che, accanto alla libera iniziativa economica, l’Unione europea riconosce e tutela i diritti fondamentali e l’interesse generale. In questa visione, che trova un antecedente lucido nel pensiero di Luigi Einaudi, i diritti non sono mai separabili dalle regole e dalle responsabilità che li rendono concretamente esercitabili.
Da folla a popolo: la prima difesa della democrazia
Luigi Einaudi contribuì in modo decisivo alla cultura giuridica e politica che rende possibile oggi l’Europa dei diritti. Il suo punto di partenza è una idea di libertà concreta, istituzionale, incompatibile con la riduzione della società a massa passiva e uniformata. Dopo il crollo del fascismo, Einaudi individua con lucidità il nesso tra degradazione politica e perdita dei diritti, richiamando alla necessità di una cittadinanza consapevole: «È necessario che gli italiani cessino di essere folla e ridiventino popolo. […] Questa è un aggregato di individui separati gli uni dagli altri, tutti uguali, tutti vestiti e pensanti in un modo, in quel modo infantile che consiste nel ripetere parole semplici, prive di sostanziale contenuto, fornite di una apparente virtù verbale mistica. La folla si muove a ondate irresistibili verso mete immediate: che oggi sono diverse da quelle di ieri ma sono sempre il rimedio sicuro contro il male da cui la folla è in quel momento fatta persuasa di essere afflitta. La folla è il clima nel quale fioriscono i saltimbanchi politici è il terreno nel quale si coltivano i dittatori e gli aspiranti dittatori».
«È necessario che gli italiani cessino di essere folla e ridiventino popolo. […] La folla si muove a ondate irresistibili verso mete immediate…»
A distanza di decenni, queste parole tornano a interrogarci con una precisione inquietante. Il ritratto della folla sembra riflettersi nelle dinamiche contemporanee: nella semplificazione aggressiva del discorso pubblico, nella ricerca di capri espiatori, nella tentazione di affidarsi a leadership che promettono protezione e grandezza in cambio di obbedienza.
Anche oggi, sul piano internazionale, l’intimidazione e l’uso della forza riemergono come strumenti ordinari di relazione tra Stati, mentre sovranismi e nazionalismi guadagnano terreno facendo leva sulla paura e sull’illusione di rimedi rapidi. Il richiamo di Einaudi a “ridiventare popolo” conserva così un valore drammaticamente attuale.
I diritti esistono solo dentro lo Stato di diritto
Per Einaudi i diritti non vivono nel disordine né nella spontaneità, ma dentro lo stato di diritto. Libertà civile e libertà politica presuppongono regole, limiti e istituzioni stabili. La democrazia, se vuole essere liberale, deve autolimitarsi anche quando avrebbe la forza di imporre decisioni arbitrarie: «Liberale è quella democrazia che, pur potendo violarli, rispetta taluni tabù, che si chiamano libertà di religione, di coscienza, di parola, di stampa, di riunione ed impone a tutte queste libertà solo i limiti esterni formali imposti dalla necessità della convivenza pacifica».
Questa impostazione anticipa l’architettura dei diritti europei del secondo dopoguerra, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo fino alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata a Nizza nel 2000. Nella Carta di Nizza i diritti non sono mai assoluti: sono esercitati “alle condizioni e nei limiti definiti dal diritto dell’Unione”. È una formula giuridica che riflette pienamente l’insegnamento einaudiano: i diritti, se sganciati dal rispetto delle regole, dalla legalità e dalla responsabilità istituzionale, si svuotano.
Diritti e responsabilità: un equilibrio indispensabile
Questo nesso tra diritti e responsabilità è centrale nel pensiero di Einaudi. La libertà non può sopravvivere in Stati finanziariamente irresponsabili o in sistemi che promettono diritti senza preoccuparsi delle condizioni della loro effettiva tutela. L’equilibrio dei conti pubblici, il rispetto delle norme, la certezza del diritto non sono limiti esterni ai diritti, ma ne costituiscono il presupposto. In assenza di queste condizioni, i diritti diventano proclamazioni prive di forza reale.
Einaudi colloca esplicitamente i diritti dentro un sistema di libertà economica e responsabilità individuale. Non perché l’economia domini la persona, ma perché la dignità umana richiede istituzioni economiche non oppressive: «L’uomo moralmente libero (…) crea simili a sé le istituzioni economiche» e «esiste un legame tra la libertà economica da un lato e la libertà in genere e la libertà politica in particolare dall’altro».
La libertà economica, per Einaudi, non è un privilegio, ma una delle condizioni che impediscono allo Stato di ridurre l’individuo a strumento. Da Presidente della Repubblica, egli sostiene l’inserimento dell’Italia in un sistema europeo
«I diritti, se sganciati dal rispetto delle regole, dalla legalità e dalla responsabilità istituzionale, si svuotano.»
di garanzie anche per questa ragione: i diritti fondamentali sono più protetti quando sono inseriti in un ordine giuridico sovranazionale, capace di imporre vincoli agli Stati e di richiedere responsabilità.
Il pluralismo come garanzia della libertà
Il legame tra diritti, responsabilità e pluralismo emerge con forza nella riflessione einaudiana sul dissenso. I diritti cessano di essere tali quando una verità pretende di imporsi senza possibilità di contestazione: «Il solo fondamento della verità è la possibilità di negarla».
Anche qui il parallelismo con la Carta dei diritti fondamentali è evidente: tutela delle minoranze, libertà di espressione, rifiuto di ogni dogmatismo sono elementi strutturali dell’ordine europeo. Il richiamo all’attualità è inevitabile: nel contesto contemporaneo, segnato dal riemergere della violenza e dall’assottigliarsi degli spazi di mediazione e di confronto, queste riflessioni non possono restare sullo sfondo, ma devono orientare le scelte e illuminare il dibattito pubblico.
In questa prospettiva, Luigi Einaudi emerge come un antecedente culturale decisivo della Carta di Nizza: il riferimento di una concezione dei diritti come architrave dell’ordine istituzionale europeo. Diritti non sganciati dal governo dell’economia, bensì fondati su regole comuni, responsabilità pubbliche, libertà economica disciplinata e solidità delle istituzioni. Diritti forti perché istituzionalizzati, resi effettivi da un sistema politico capace di sostenerli e di garantirne l’equilibrio nel tempo.
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